Sbalordimento

18Giu09

Non è sempre vero che gallina vecchia fa buon brodo e le bugie hanno le gambe corte: le galline vecchie con le gambe corte non possono correre all’infinito, perché si stancano.


Scadenze

20Mag09

Non avrei la benché minima intenzione di abbandonarmi a sentimentalismi patetici e cose del genere, però anch’io penso che ormai si sia agli sgoccioli e che ora ci si trovi dinanzi a dei pro e a dei contro, però non voglio dilungarmi ulteriormente perché comunque un po’ di strizza ce l’ho e non sono impassibile e imperturbabile così come vorrei far credere. Provo qualche volta a chiedermi se avrò impiegato male il tempo a mia disposizione, perché a questo punto non si torna indietro e non posso fare altro che chiedermi in che misura ho vissuto fino a questo momento, perché mi sembra di stare attraversando la crisi di mezza età già a 18 anni e ciò è un male o è semplicemente l’ennesimo segnale della bacatezza del mio cervello. Credo tutto ciò sia dovuto al fatto che in realtà come queste, una volta intrapreso un determinato stile di vita, bisogni tagliarsi le gambe o cambiare di nuovo in modo radicale. Il punto è proprio questo: io, a un certo punto, ho deciso di tagliarmi le gambe e di gestire i ritmi che tale scelta avrebbe comportato. Il problema è che questi miei ritmi non possono essere mantenuti sempre, in una realtà come quella in cui vivo, e mi sento frustrata più che mai e vorrei smetterla di farmi reprimere, di autoreprimermi e di sentirmi repressa. Nel frattempo continuerò a farmi trattare come la deficiente che sono e cercherò di stare zitta anziché aprire la bocca e dare conferma della mia stupidità, come qualcuno di illustre ben sosteneva. Chi vivrà vedra, il punto è che comunque ho la maturità e ho le crisi d’ansia già da adesso ma, per favore, che non si dica in giro: però già l’ho fatto. Comunque sto riascoltando i Beirut dopo secoli e tra poco devo andare a studiare, ma avrei bisogno solo di andarmene in stand by per qualche settimana.


Deretanocrazia

11Mag09

Un tempo c’erano i baiocchi nascosti in Svizzera, insieme alle marmotte che confezionavano il cioccolato. Poi ci fu anche il tulipano della buonanima a dare qualche spintarella, adeguatamente annaffiato. Saluti alla tenerissima e dolcissima Barbie Partenopea (con le grazie in mondovisione) e al ridente Ken (Papi) Vintage.


Le certezze crollano insieme ai palazzi, tra le tendopoli che tardano a essere allestite, tra gli altisonanti vagheggi di futuristiche new town a partire dalle macerie, dai corpi estratti, dal farmacista sciacallo che fa pagare i biscotti ai ragazzini e le medicazioni della volontaria sulla quale si è schiantato un cornicione. Mentre la fierezza di un popolo scarsamente autosufficiente viene millantata con goliardia, la soubrette che si guadagnava da vivere con il lavoro più vecchio del mondo è stata portata in processione sulla disgrazia. I vostri clown non serviranno, come non vi sono primariamente utili il vulcano artificiale e l’eliporto nel giardino di casa. Che gli americani ricostruiscano pure le chiese per le nuove Madonne in tailleur, ai beni primari pensa la manna dal cielo.


Ho l’influenza, sono a casa dalla bellezza di ormai tre giorni e penso che potrò definitivamente mettere piede fuori non prima di Lunedì. Non è cambiato niente, va tutto bene, mi sento anche meglio però lo scoglionamento resta. Vado di là a controllarmi la febbre e a bere il tè: mi sono ricordata che sta sul camino da non so più quando. Intanto mia madre mi chiede se ho intenzione di cenare ora. Se un giorno decidessi di farle un regalo, le acquisterei senz’altro un orologio a muro di diametro gioviano da appendere in cucina.


Sopravvivo

15Dic08

Forse sarebbe cosa buona e giusta se io ricominciassi a scrivere: non per lo sfizio e la smania di avere un blog, piuttosto perché il farlo è a tratti distensivo. Che poi, parliamoci chiaro, qui non aggiorno da non ricordo neanche quanto cazzo di tempo sia passato dal mio ultimo post. Di chi possano essere queste cinque visite giornaliere di rito, proprio non lo so:  forse l’ipertesto è davvero senza frontiera alcuna. Sarà che non succede mai niente, che non cambia mai niente, che ormai è un mese che i miei pomeriggi vanno avanti a botte di Facebook e Neopets: che bella cosa, ‘na jurnata ‘e sole. Nulla di nuovo dal fronte, ho letto Cuore di cane di Bulgakov e il mio parere in merito è reperibile presso il mio profilo aNobii. Oggi ho finalmente visto Gatto nero, gatto bianco e devo dire che mi è davvero piaciuto, tant’è che sto meditando di passare ad Arizona Dream, domani. L’ambientazione è davvero ben strutturata e il susseguirsi della paradossalità delle scene e delle situazioni, sotto ogni punto di vista, mi ha allettata non poco: di una cromaticità e di un impatto mirabilissimi è stata l’inquadratura, verso l’inizio del film, di una nave bianca in movimento su sfondo e piano nero. Però adesso vado a fumare e sistemarmi, perché già mi cala la palpebra.


Impronte

Per ogni cosa che ci divide
resta soltanto
qualche segno sbiadito sul muro
che ho scritto,
e cancellato.
Nelle stanze più fredde
scoppia un caldo sorriso.
dove ho imparato a sentirti
studiando il respiro
quando il giorno tende a scomparire.

Ho preferito andare
prima di esser lasciato,
prima che il cuore
da solo scivolasse nel buio
insieme ai ventagli ingialliti.
Resti un lampo intravisto
oltre i vetri del treno,
nello spazio improvviso
che sopravvive in un sogno.
Che sopravvive in un sogno…
sopravvive in un sogno…

Che sopravvive in un sogno…
sopravvive in un sogno…

(Diaframma)


Ascolto Foxy Lady per la seconda volta di fila, i miei vicini ascoltano Un’estate al mare e li sento perché sia io sia loro abbiamo il balcone aperto, perché c’è un balcone comunicante, in effetti. Vorrei/non vorrei vedere un film e dovrei sbrigarmi perché saranno appena iniziati i film su SKY; tanto non mi andrà a genio nessun titolo e mi dividerò forse tra The Sims 2, Golden Virginia e chissà quale altra nullafacenza. Dovrei studiare e, anche se lo faccio, procedo comunque a rilento. In tutto questo, il 17 ricomincia la scuola e Foxy Lady parte per la terza volta, nonostante iTunes avesse slittato su One Way Ticket. Ho inserito il titolo e chiudo.


Vorrei semplicemente non essere qui, ma essere altrove con la testa piena di niente. Vorrei essere da sola; mi piacerebbe vagare all’interno di una città che non sia italiana, con una macchina fotografica al mio cospetto. A distanza di tempo, mi lascerei tutto alle spalle e ricomincerei da zero: dimenticherei tutto, rimuoverei qualsiasi cosa. Non avrei più le mie crisi di panico, non avrei paura di morire e non avrei più a che fare con la nausea, il nervosismo e la smodatezza d’uso dei mezzi di comunicazione telefonici. Probabilmente smetterei di fumare, seppur tale dettaglio vada assolutamente contro la mia volontà. Sicuramente sarei tranquilla.


Ce l’ho fatta e sono ritornata ieri: tra alti e bassi è andato tutto discretamente, punto. Le mie giornate hanno ripreso il solito e abitudinario ritmo estivo, il cui andazzo è pur sempre senza infamia e senza lode; dal momento che qualche ago nel pagliaio è sempre presente, cerco naturalmente di arrancare quanto più possibile. Ovviamente ho a che fare con ansia, non considerazione e introversioni e da un lato vorrei strafottermene di qualsiasi cosa; per fortuna, non sono quel tipo di persona. Purtroppo non so come funzionino i rapporti interpersonali e ha ragione la causa dei miei tormenti a dire (meno palliativamente) che ho plasmato la mia forma mentis a partire da una negativa tendenza all’isolamento: suppongo che, per questo motivo, probabilmente davvero non riuscirò mai a capire quali siano le inclinazioni che spingano le persone a relazionarsi in questo o in quell’altro modo. Sta di fatto che da sempre sono abituata a puntare l’indice basandomi sulle mie assiomatiche convinzioni personali: sono solita condannare categoricamente quelli che per me sono degli atteggiamenti poco brillanti. Ne risulta, dunque, che la mia progressione è un continuo rodimento di fegato e di qualcos’altro, non appena qualcosa non quadra. Se fossi una persona con i coglioni, li avrei indubbiamente e fisiologicamente avuti dalla nascita.